Nembo Biz

Un bambino con un groviglio quantico di idee dentro la testa, lo definisce la biografia pluriapocrifa che compare nell’infoflusso ininterrotto di SynFace, una ananke di dati continua come un vaticinio sociale lungo tutta la vita. Il pattern virale del network assoluto clona se stesso come un dipinto di Xenoflux, controavanguardia apolide che usa la tecnica di cut-up onirico sui grafici dei flussi migratori per creare orografie 4D e rivelare l’origine aliena del paradiso accelerazionista. Le onde cerebrali del bambino prodigio ripetono quel pattern e sono state misurate per la prima volta da un’equipe di neurohijiri zen, poco dopo la start up di Nembo Biz, per assicurare il Vaticano che il piccolo Clark, 3 anni, non fosse posseduto dal Basilisco di qualche futura superintelligenza integralista. L’ologramma catturato dal coscienziometro pediatrico DEDALUSS [Device Electroencephalographic-based for Detecting Awareness Living Under Social Stream, secondo il neoEnglish dell’induttore monolingua di SynFace] è stato sovraimpresso al Giudizio Universale nella Cappella Sistina, custodita ora come reliquia a Notre Dame de Net dentro l’impalcatura di luce attorno ai ruderi carbonizzati della cattedrale distrutta durante la grandinata di fulmini del 2021. L’ultimo papa è ancora lì, inginocchiato sotto le spire reticolate di quella nube iridescente popolata di colonie di aironi alieni in aurorali sari piumati. In quella cerebrologia, una foresta corallina di neurocelenterati frattali che ha reso obsolete le religioni rivelate, è programmato il codice sorgente della fine, ammoniscono i suoni prodotti dai Grandi Batteri che divorano in un infinito archeozoico le reliquie astronaute della sonda Ballard. Il culto del cargo millenarista di quell’humming abissale dipende dallo spillover di codici tra un inner space e il successivo, nonostante la comunità scientifica abbia abolito da decenni il concetto stesso di spazio profondo.

Dopo il VR-Big Bang, SynFace ha portato TUTTO in superficie. Non c’è niente oltre SynFace. Almeno dal 2022, anno in cui i genitori collegarono per la prima volta il piccolo Clark alla Rete. Aveva 2 anni. Gli asili nido erano chiusi dal 2020 a causa della forma ninfale di Covid-19. Mentre un educatore si affannava a catturare l’attenzione dei 243 bambini della sua aula virtuale in un sabbath montessoriano di mesmerismo digitale, Clark Centone disegnava con il ditino sulla drawing pad una nuvoletta con sotto un euro grosso quanto il dollaro nella Batcaverna. Invece di riflettere sulla contiguità collassogenica tra dinosauri e capitale, la madre, head huntress della ITalentia, che nella Silicon Salento Valley produce software d’avanguardia, chiocciò fiera: – Che carino, Clarkettino! Dalla nuvola piove il soldino!

No, cara mamma, il soldino non piove dalla nuvola, ma è risucchiato nel databank diffuso da quel nerd apocalittico di tuo figlio sopra tutta la Terra.

Un anno dopo Clark Centone lanciava Nembo Biz, la app con il logo a nuvoletta e il soldino sotto, un moloch algoritmico che ha surrogato il mondo. Eppure all’inizio sembrava innocuo…

iniziarono a usarlo i genitori di Clark e poi la chat di classe. Tutti pensavano fosse opera della mamma smanettona e benché all’inizio fossero recalcitranti ad assecondare quel bieco incensamento della propria prole, furono presto conquistati da quella nuvoletta che prometteva di far piovere soldi…

Come funziona? Semplice: l’algoritmo calcola quali sono i lavori più remunerativi, qual è il diagramma di flusso cronogerarchico delle capacità necessarie per svolgere quei lavori e predispone un percorso autocertificante in grado di condurti dritto al successo. Impossibile, dirà qualcuno. Un golpe di classe, dirà qualcun altro. Inutile per una chat di genitori che hanno i figli all’asilo nido (virtuale, tra l’altro; a un paio di passi dal crollo definitivo del Capitalismo, tra l’altro al quadrato; sul ciglio di uno scenario da prequel di The Road, tra l’atro al cubo…) dirà infine il survivalista aborigeno dal suo bunker dell’anima.

E invece… mai sottovalutare le aspettative di genitori italiani in smart lockdown intermittente da due anni… la app ebbe immediato successo, costellando la strada verso la ricchezza di microistruzioni virtuali che potevano essere somministrate da chiunque. Anzi, da qualunque tutorial pavloviano automatico. Mentre nonni accomodanti, genitori complici, cugini secchioni, zii millantatori, amici professionisti si prodigavano a insegnare ai bambini in videoconferenze rubate come fingere attenzione, ignorare i richiami degli educatori, trasformare i rimproveri in accuse di mobbing, rubare i giocattoli senza essere visti o [livello superiore] facendo ricadere la colpa su qualcun altro, esercitare cyberbullismo preventivo e [livello deluxe] consolidarlo in un esteso sistema mafioso di taglieggio e terrore, predare come locuste lobbiste ogni contesto, i crediti-successo aumentavano e il lavoro da ricco si avvicinava. Ovviamente il primo genitore mercenario che decise di vendere ai figli degli altri le sue lezioni piratate per il successo, scoprì che non solo guadagnava crediti in quanto influeducator di estranei, ma anche in quanto influeducator indiretto dei suoi stessi figli: lucrare sulle proprie capacità essendo una delle capacità basilari per il successo. Il bug di sistema per cui a volte il successo veniva confuso dal calcolo quantico quasi-senziente delle probabilità con il dono disinteressato o, peggio ancora, con la felicità del gruppo, venne velocemente bannato come glitch eretico.

I crediti-successo divennero la prima criptovaluta della storia. Dopo il collasso del sistema monetario internazionale nel 2023, divennero l’unica valuta del globo e Clark Centone fu eletto Singolarità da un sondaggio online. La sua app è una piramide Ponzi innestata su trigger psicoludici da gratta&vinci con la pseudogiustificazione più inattaccabile di tutte: il bene dei figli [purtroppo in Italia la lettura antropocenica di The Road non era riuscita a scalfire l’agiografia del legame Padre-Figlio]. Una delle prime campagne pubblicitarie fu incentrata proprio su Enrico Lo Verso nei panni del Padre che, tra le rovine di un centro commerciale allestite in un vero centro sociale sgombrato, mostra a Gabriele Caprio, nei panni del Figlio, il fuoco che salverà la civiltà dal buio della fine del mondo: la nuvoletta con il soldino sotto.

Quando Clark arrivò alla scuola materna, Nembo Biz era ovunque. Ma ancora non era peggio di FaceBook o TikTok. Poi il piccolo Centone si iscrisse alla prima elementare. Era il 2026 e niente sarebbe stato più lo stesso, nonostante la terza mutazione del CovIdra sancisse la nuova normalità dell’esilio sociale senza eccezioni. Innestando il software di riconoscimento facciale DeepFace a progetti black budget sino-russi innominabili, Clark Centone dotò Nembo Biz della capacità di leggere gli umani, traducendo ogni espressione in dati, al fine di sancire i bisogni educativi per il successo individualizzato. Quando mi sarei dovuto iscrivere alla prima elementare, nel 2030, la scuola non esisteva più. Neanche tutto il resto, a essere sinceri, grazie alla quarta iterazione del Collettivo Virale, ma questa è un’altra storia. Nembo Biz mi scrutava come un aruspice fin dal momento del mio concepimento [che ora l’algoritmo retrodata alla formulazione nell’inconscio dei genitori del primo spettro-prole. I corsi per pensare un bambino di successo sono tra i più costosi]. Durante la mia permanenza nel sacco amniotico fui bombardato dal tamburellare ansioso di mia madre teleguidata da un dattilografo sufi di Cernusco sul Naviglio per imprimermi la mistica del Profitto [15 crediti-successo]. Dopo anni in cui ogni smorfia, ogni rigurgito, ogni fitta di dolore, ogni rutto, ogni goccia di sudore, ogni brufolo, ogni inciampo, ogni gesto, ogni dettaglio, ogni nascondimento o ripensamento, tutto sempre è letto e interpretato e ordinato in una cieca catena di webinar di ogni tipo, un profiling totalitario del destino mai nostro, non ce la facevo più. Nel tempo in cui sarei dovuto andare alle scuole medie ho provato a ribellarmi, sforzandomi di esprimere un bisogno vitale di insegnamenti di Wu Shu per avere accesso agli strumenti fisico-concettuali con cui dominare il mio corpo e costringerlo a non esprimere più nulla. Fallendo. Nel tempo delle superiori ho studiato e riscritto il Cortegiano per governare la mia superficie come la maschera di Phantomas. Fallendo. Infine giunsi alla decisione drastica ma inevitabile di apprendere lo sokushinbutsu!

Cercando interstizi nell’infoténia, mi imbattei in uno dei neurohijiri che per primi videro le cateratte del genio. Dopo il suicidio del Dalai Lama, decise di fare Buddha nel suo stesso corpo riesumando un rituale religioso dell’XI secolo tramite cui è possibile automummificarsi. Come il cosplayer metafisico di un Gödelian still life [Gli archeologi inquietanti, per esempio]. Decisi di fare di tutto per convincere Nembo Biz che mai sarei riuscito ad avere successo nella mia vita senza prima fossilizzarmi. In un sincretismo spregiudicato riuscii a immaginare insieme la fluidità del Wing Chun di Man e la sprezzatura di Baldassarre Castiglione manipolando le macchinazioni algoritmiche che hanno determinato così il mio prossimo influeducator: il neurohijiri in crisi esistenziale.

In videoconferenza ci comprendiamo in un invisibile sguardo. Ci rechiamo a Senninzawa, la palude virtuale degli immortali, dove doppiamente eremiti (in casa e in collegamento) in un vuoto insormontabile meditiamo e beviamo acqua e noci per mille giorni. Passiamo quindi alla fase successiva, la fase due. Nutrendoci di trucioli di parquet, aghi ipodermici e radici di capelli caduti, eseguiamo complesse coreografie con il corpo della mente senza muoverci di un millimetro. Al 2001° giorno della seconda fase noto il primo sfarfallio nel display di Nembo Biz. È solo un nanosecondo. Ma il dio digitale ha sbattuto le ciglia prima di me. Sorseggio il primo goccio di urushi, la linfa della pianta velenosa usata per laccare il ventre di ceramica del Drago Oscuro, con un senso profondo di trionfo, mentre i miei tessuti interni assorbono così tante tossine che nessuna larva si ciberà mai del mio cadavere.

È giunto il momento di entrare nella cripta di pietra acquistata su Amazon. Vedo sul monitor il neurohijiri rapito da un commando del Nucleo Padri Fanatici che fanno irruzione nella sua cella per costringerlo all’enterteachment. Io assumo la posizione del loto e sigillo dall’interno la cavità in cui entro come una pupa. Nel silenzio della roccia sento incrinarsi la capacità dell’algoritmo di calcolare il mio futuro. Esalo l’ultimo ossigeno che il crisolito memorizza per sempre e ascolto i versi lirici di microbi ultraterreni che come sirene divorano la coscienza nelle profondità non più colonizzabili dello spazio interiore di specie.

Francesco Mattioni

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